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giovedì 20 gennaio 2011

ACCESSO AL CREDITO: IL FONDO DI GARANZIA NAZIONALE



Un prezioso strumento per facilitare l’accesso al credito è il fondo di garanzia.
Uno strumento che ha funzionato molto bene lo scorso anno. Nel 2010 infatti le aziende ammesse alla garanzia da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sono state 50.076 (+103,6% rispetto all'anno precedente), per un volume totale di finanziamenti pari a circa 9,1 miliardi di euro (+86,6 %) ed un importo garantito di 5,2 miliardi di euro (+90,8 %).
Possono accedere alla garanzia del Fondo Centrale di Garanzia  le PMI, comprese quelle artigiane, ubicate sul territorio nazionale (anche per investimenti all’estero)
Sono ammissibili le Pmi appartenenti a qualsiasi settore ad eccezione, ad oggi, dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, dell’industria automobilistica, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dell’industria carboniera e della siderurgia (i cosiddetti settori “sensibili” esclusi dall’Unione Europea). Le imprese agricole possono però avvalersi della controgaranzia rivolgendosi ad un confidi che opera nei settori agricolo, agroalimentare e della pesca. Attenzione però alle eccezioni: alcune attività comprese nella sezione A della Classificazione ISTAT 1991 (a titolo esemplificativo le attività di servizi connessi all’agricoltura, la caccia e la cattura di animali per allevamento, la silvicultura e l’utilizzazione di aree forestali) non sono considerate agricole in base alla normativa del Fondo e possono perciò beneficiare della garanzia diretta (vedi la circolare n. 549 del 6 maggio 2009).
Le imprese possono beneficiare dell’intervento del Fondo per ogni tipo di esigenza finanziaria. Può essere garantita qualsiasi tipologia di operazione, purché direttamente finalizzata all’attività d’impresa: operazioni di leasing, finanziamenti a medio-lungo termine, acquisizione di partecipazioni, prestiti partecipativi e altre operazioni quali, p.es., finanziamenti a breve termine, consolidamento, fideiussioni, finanziamenti a medio-lungo termine per liquidità.
Rivolgendosi al Fondo centrale di Garanzia l’impresa quindi non ha un contributo in denaro ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo, che interviene fino al 60 (o all’80% in alcuni casi) del finanziamento richiesto, fino ad un massimo di 1,5 milioni di euro.
Ciascuna impresa può beneficiare complessivamente di un importo massimo garantito pari a 1,5 milioni di euro. Questa cifra si riferisce all’esposizione in essere alla data di presentazione della domanda, tenuto conto delle quote di capitale già rimborsate. Ciò significa che, p. es., se un’impresa è stata garantita per un milione di euro, ma ne ha già rimborsato 400 mila, può ottenere un’altra garanzia fino ad un massimo di 900 mila euro. Per le sole imprese di trasporto merci su strada per conto terzi (codice 60.25 della classificazione ISTAT 1991) l’importo massimo garantito è di 750 mila euro.
Accertati i requisiti occorre verificare un’ulteriore condizione: il Fondo di Garanzia per le PMI è destinato infatti alle imprese valutate “economicamente e finanziariamente sane” sulla base di criteri di valutazione che variano a seconda del settore di attività e del regime contabile dell’impresa beneficiaria. La valutazione del merito di credito ha generalmente ad oggetto i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Per le operazioni di consolidamento delle passività a breve e nel caso di acquisizione di partecipazione il Fondo acquisisce ulteriori informazioni relative alle singole operazioni di finanziamento.






mercoledì 12 gennaio 2011

VARATO IL PIANO STRAORDINARIO PER IL LAVORO IN PUGLIA 2011

Immagine associata al documento: Parte il Piano straordinario per il lavoro in Puglia

La Puglia vara il piano straordinario per il lavoro. Trecentoquaranta milioni di risorse, divise in 6 linee di intervento, che si declinano a loro volta in 43 interventi rivolti a 52.035 potenziali destinatari. Sono questi i numeri del più grande piano progettato da una Regione italiana per risollevare l'occupazione.
Il governo regionale ha voluto fornire così una risposta immediata ad una situazione sempre più difficile e insostenibile che colpisce con particolare durezza i giovani e le donne. Infatti, mentre crescono in Puglia le esportazioni e il numero delle imprese, non appaiono altrettanto positivi i dati sull'occupazione. Nel terzo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione regionale, secondo la rilevazione Istat, è del 12,2%, sale al 14% per le donne. Ancora più gravi i recenti dati forniti dall'Istat per la disoccupazione giovanile in Italia salita a novembre al 28,9%, il dato più elevato dal 2004.
Di fronte ad una situazione che fa della precarietà la regola e dell'occupazione regolare l'eccezione, la Regione Puglia ha deciso di reagire ricorrendo alle risorse e agli strumenti operativi che ricadono nella propria sfera di competenza e responsabilità. Certo, risultati più efficaci potrebbero essere raggiunti se a livello nazionale fosse possibile rivedere le normative sul lavoro e costruire un nuovo sistema di welfare che superi la precarietà e riconsegni diritti e prospettive di futuro alle nuove generazioni. In attesa, tuttavia, la Regione Puglia lotta con i propri strumenti ponendosi due obiettivi: da un lato migliorare l'occupabilità dei giovani e delle donne, dall'altro sostenere i livelli occupazionali esistenti.
E affronta la sfida alla quale è chiamata dalla strategia di Lisbona, da Europa 2020 e dalla Decisione del Consiglio Europeo del 21 ottobre 2010 sulle politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione: promuovere anche in Puglia una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.
TRATTO DA http://www.sistema.puglia.it/

martedì 7 dicembre 2010

PREVISIONI FIANANZIARIE 2011



La situazione economica-finanziaria è pittosto seria, ci troviamo di fronte ad un mercato con grandi incertezze e ad elevato rischio defaul.
Le manovre politiche dei diversi Stati hanno carattere eccezionale ed i politici non hanno il coraggio di intraprendere una via più severa e strutturale che a mio parere dovrebbe essere Comune. Se la Globalizzazione realizzata non ha rispettato il carattere della gradualità, causando questa situazione l'antitodo a questo disastro non può dipendere dalle decisioni di uno Stato ma dalla coesione di tutti.
Possiamo stimare, che l’economia mondiale ha il 25% di possibilità di scivolare in una nuova fase di recessione, mentre c’è una probabilità del 15% che la crescita economica possa sorprendere in positivo. Il processo di deleveraging e i divari di produzione potrebbero rimanere ancora in primo piano nelle economie sviluppate, creando uno scenario di deflazione e bassa crescita nominale.
Nell’attuale contesto di incertezza è evidente la necessità di un'asset allocation più dinamica e flessibile, investimenti di breve periodo, mantenere una certa liquidità, da non trascurare i beni rifugio come i beni di lusso e i titoli di Stato soprattutto tedeschi per una tutela del capitale.
È essenziale comprendere che i cambiamenti strutturali o temporanei nei fondamentali macroeconomici e di mercato non sempre sono colti dai segnali “di sistema”: l’abilità e l’esperienza del gestore giocano un ruolo chiave in tal senso. Inoltre è importante assicurare il controllo del rischio a tutti i livelli del processo di investimento. Molto semplicemente, è meglio sovrastimare il rischio piuttosto che sottostimarlo.
Lo scenario è complesso e la stabilità politica è molto importante, spero che i signori della politica la smettano di litigare perchè di questo passo non vi sarà nessun potere da contendersi, ma solo responsabilità di crisi cronica del paese da scaricarsi a vicenda.

mercoledì 1 dicembre 2010

BANCA DEL MEZZOGIORNO



Poste e Bcc formalizzeranno a Unicredit l'offerta di acquisto sul Mediocredito Centrale per dare corpo al progetto e dare un'anima operativa al futuro istituto.
La tempistica è stata data, secondo le indiscrezioni raccolte, dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti al tavolo sul Sud a Palazzo Chigi.
Nasce così la Banca del Mezzogiorno, strumento indispensabile per uno sviluppo produttivo per il Sud.
L'obiettivo è quello, di "sviluppare il credito" per favorire la nascita e l'espansione delle piccole e medie imprese del Meridione.
In sostanza, viene precisato, si tratterà di "una banca di garanzia" e di un operatore di primo piano "nell'ambito della gestione di strumenti di agevolazione, a carattere sia nazionale sia sovranazionale".
Il Piano nazionale del governo prevede inoltre "la nascita di un grande Fondo Jeremie Mezzogiorno (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprise) che utilizzi i fondi strutturali europei".

La struttura dovrà operare per almeno 5 anni, senza sportelli propri per il pubblico, ovvero come struttura finanziaria di secondo livello agevolando la Raccolta a medio-lungo termine, senza la presunzione di risolvere i problemi tipici del Mezzogiorno e le sue inefficienze.
La quota simbolica dello Stato sarà comunque dismessa entro 5 anni.
Tra i possibili servizi si prevede che la Banca potrà essere "di garanzia" per i clienti delle banche socie, potrà fare consulenze a queste e alle Pmi.

Si realizzerà una valutazione del merito per finanziare progetti imprenditoriali innovativi e a medio-lungo termine. Si prevede la possibilità dell'emissione di titoli per finanziare progetti infrastrutturali.
La 'rete' sulla quale potrà contare la Banca del Mezzogiorno (oltre a 'punti' dedicati negli uffici di Poste Italiane) saranno molti e coincideranno inizialmente con le 111 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali presenti nel Mezzogiorno: cioé 620 sportelli con una raccolta diretta di 15,7 miliardi.

Il progetto ha quindi tutte le caratteristiche per poter funzionare, noi meridionali siamo in attesa che i risultati siano coincidenti con le aspettative.

mercoledì 3 novembre 2010

LA CHIMERA DEL FONDO PERDUTO PER I GIOVANI


La finanza agevolata dovrebbe aiutare i giovani ad intraprendere un'attività impreditoriale, ma nella pratica le cose non sono così semplici.

Spesso i giovani si trovano a pagare parcelle esorbitanti per espletare tali pratiche a professionisti senza scrupoli che non informano adeguatamente i clienti, e tacciono la cosa più importante BISOGNA AVERE I SOLDI O AVERE CHI PUO' GARTIRE per somme spesso elevate.

Un consiglio spassionato DIFFIDATE DA CHI vi dà subito la soluzione ad ok, o di chi non vi prepara a dovere per superare i colloqui preliminari per la concessione dell'agevolazione.
La soluzione migliore è sempre quella che non espone il cliente a rischi INUTILI.

Ricordatevi che il business-plan finanziario deve risuoltare COPERTO con garanzie e nulla osta Bancari.

Come dice il saggio PIOVE SUL BAGNATO.

lunedì 1 novembre 2010

START-UP


Finalmente didponibile sul portale http://www.sistema.puglia.it/ il bando START-UP, per i giovani pugliesi,
c'è invece un mese di tempo per inoltrare le domande che potranno essere inviate a partire dal 30 novembre ma senza termini finali visto che il bando è a sportello, quindi sarà aperto fino all'esaurimento delle risorse.

L'Avviso, che ha una dotazione di 43milioni in tutto (16 già utilizzati per la prima fase, 27 a disposizione di questa) mette a disposizione a fondo perduto fino a 400mila euro per ogni microazienda, di cui 150mila euro possono essere spesi per investimenti, acquisto di locali, suoli, strumenti e attrezzature e 250mila per i costi di gestione, dunque stipendi, affitti e leasing di attrezzature, bollette. Il tutto per tre anni di esercizio.

Le microaziende da avviare devono essere di nuova costituzione e inattive al momento della presentazio
ne della domanda..
 I settori che potrebbero ricevere gli aiuti sono moltissimi. Si va dalla produzione industriale di pasti e piatti pronti, alla fabbricazione di tappeti, articoli in paglia, prodotti farmaceutici, e ancora computer, autoveicoli, costruzioni e attività di produzione cinematografica, design, interpretariato, attività di pulizia e organizzazione di convegni, imprese commerciali nelle aree eleggibili quali Zone Franche urbane per situazioni di disagio.
http://www.sistema.puglia.it/

martedì 26 ottobre 2010

COME REALIZZARE UN' IDEA D'IMPRESA




Per poter valutare la propria idea d'impresa e individuare la legge più adatta per cui chiedere un finanziamento pubblico, bisogna aver chiare diverse cose :
1) UBICAZIONE DEL PROGETTO.  Vi sono infatti diversi tipi di agevolazione (Regionali, Nazionali o Europee). Attualmente le regioni pubblicano diversi bandi per lo sviluppo del proprio territorio dal Nord al Sud.
2) UN PIANO D'IMPRESA DETTAGLIATO. E' importante capire come la propria idea d'impresa si può realizzare o meglio che grado di fattibilità ha.
3) ANALIZZARE E DESCRIVERE L'IDEA ATTRAVERSO L'ESAME DEI PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA. Ovvero indicare la possibilità di realizzare l'idea attraverso gli ostacoli che si possono incontrare lungo il cammino della realizzazione, e quali armi si posseggono per fronteggiare le situazioni difficili. 
4) IL VALORE COMPLESSIVO DELL'INVESTIMENTO. Avere un'idea precisa dell'ammontare disponibile e di quello non disponibile per cui è necessario un finanziamento. Analisi dei diversi modi in cui è possibile realizzare l'imprsa considerando le diverse risorse finanziarie disponibili, a volte è meglio ridimensionare il proprio investimento per evitare un'eccessivo ed inutile indebitamento che comprometterebbe il futuro imprenditoriale.
5) QUALE TIPOLOGIA DI INVESTIMENTO SI REALIZZERA'. Nuova attività, Ristrutturazione, Ampliamento, Ammodernamento, Avvio di un nuovo processo produttivo ovvero Divesificazione aziendale sia di prodotto che di servizio....
6) IL SOGGETTO CHE REALIZZA L'IMPRESA. Se il progetto appartiene ad  un privato o ad un'imprenditore , ad una donna, ad un ragazzo, ad un ente pubblico, ad una società...(perchè i finanziamenti si riferiscono ad una particolare  o a più categorie di soggetti beneficiari).
7) CAPACITA' FINANZIARIA PROPRIA.

QUESTI SONO ELEMENTI INDISPENSABILI PER ESAMINARE CORRETTAMENTE UN'IDEA D'IMPRESA E FINANZIARLA NEL MODO PIU' CONVENINTE POSSIBILE.